Regole europee per le società di fondi

Regole europee per le società di fondi

Gen 15, 2015

Da qualche settimana il Consiglio dei Ministri ha approvato un disegno di legge che recepisce entro due mesi dalla promulgazione comunitaria le varie direttive UE nell’ordinamento nazionale, fissando poi in due anni il tempo massimo per la promulgazione degli eventuali decreti attuativi. La più importante, da un punto di vista finanziario, è il passaporto europeo per le società di gestione dei fondi comuni che rende possibile recepire le novità comunitarie sugli OICVM (organismi d’investimento collettivo di valori immobiliari) e che significa poter costituire fondi comuni in paesi UE, diversi da quello d’origine, sotto comunque il controllo e la vigilanza della Consob e di Bankitalia. Il varo di questo schema di legge viene incontro alle necessità di riavvicinare i capitali d’investimento stranieri alle società industriali e manifatturiere italiane soprattutto nelle PMI, dopo l’abbandono massiccio avvenuto nel settore nel corso del 2009. Da una parte l’Italia ha meglio resistito alla crisi mondiale proprio per la massiccia presenza delle PMI, dall’altra parte il riaffacciarsi degli hedge fund nel settore può essere facilitato da una linearità di leggi a respiro europeo.

Alcune cifre possono dare la dimensione del problema: nel 2008 erano 54 le partecipazione superiore al 2% ai capitali d’impresa per un ammontare di 28 miliardi di euro, nel 2009 le partecipazioni sono scese a 11 per un ammontare di 5 miliardi e 800 milioni di euro. Nel 2010 molti titoli sono sottovalutati per varie ragioni, comprese quelle dell’abbandono nello scorso anno di capitali e per problemi di inefficienze burocratiche italiane. Le prospettive di ripresa economica in Italia e le sottovalutazioni, prima accennate, potrebbero essere le ragioni di una nuova attrazione verso il mercato italiano.

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